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Interview

THE PIT OF THE DAMNED (IN ITALIAN)

By 04/09/2016 No Comments

Formatisi inizialmente con il nome Kaos, poi mutato in Death Heaven, i quattro musicisti vicentini trovano il loro moniker definitivo solo nel 2011 come Ad Nauseam e sfornano nel 2015 il loro album di debutto ‘Nihil Quam Vacuitas Ordinatum Est’, uno dei lavori più acclamati dalla “scena” metal in Italia lo scorso anno. Finalmente abbiamo modo di chiacchierare con una band con la quale più volte abbiamo avuto il piacere di condividere serate organizzate dal Pozzo dei Dannati.

Come si è formato e cosa ha dato vita agli Ad Nauseam? Molti nelle nostre contrade capiscono chi siete solo dopo aver pronunciato Death Heaven. Possiamo definire gli Ad Nauseam una loro continuazione o un qualcosa di completamente a se stante?

M.G.: Possiamo definire il il progetto Ad Nauseam una naturale evoluzione del sound dei Death Heaven. Quando ci siamo messi a comporre quello che doveva essere il seguito di ‘Viral Apocalypse’, ci siamo accorti che qualcosa stava mutando in maniera abbastanza palese.

La musica risultava molto più oscura, l’uso delle dissonanze diventava sempre più costante, e man mano che i brani prendevano forma ci siamo resi conto che quello che si andava a creare non aveva più nulla a che spartire con quanto fatto prima coi Death Heaven.

Da lì si è presa la decisione di ripartire da zero con un nuovo nome, rielaborare al meglio le canzoni nei riff e nella loro struttura e migliorare l’immagine del gruppo, per distaccarci totalmente da quello che erano i Death Heaven, e creare qualcosa che potesse essere qualitativamente migliore. E vedendo i risultati che oggi stiamo ottenendo, direi che le nostre scelte sono state azzeccate.

Come si è arrivati a comporre ‘Nihil Quam Vacuitas Ordinatum Est’? Qual è la travagliata storia che lo ha portato finalmente a uscire?

M.G.: Inizialmente dopo esserci accorti che le nuove canzoni stavano prendendo una piega diversa, ci siamo messi a rielaborare alcuni brani che già erano stati scritti, ma che avevano ancora qualcosa che li legava al sound dei Death Heaven. Non volevamo creare un album che avesse per metà canzoni legate al nostro passato, e l’altra metà legata al nuovo tipo di approccio che stavamo sperimentando, non avrebbe avuto senso. Creare qualcosa di omogeneo era il nostro obbiettivo, quindi siamo partiti a modificare le strutture di questi brani cambiando certi riffs, aggiungendo atmosfere, sperimentando diverse melodie, ed è stato un lavoro che ha portato via parecchio tempo, ma ne è valsa la pena. Poi sono arrivate le registrazioni, e come ben sai anche qui ci siamo arrangiati a fare tutto da soli, e ciò ci ha tenuti impegnati per un bel po’ per capire come muoverci, per sperimentare con tutta la strumentazione che avevamo a disposizione e comprendere quale tecnica di registrazione fosse più adatta. Nel frattempo avevamo ingaggiato Manuel Tinnemans per lavorare sulla copertina, fornendogli i testi e delle pre-produzioni di un paio di brani, giusto per fargli capire in che direzione stava andando la band. Una volta terminate le registrazioni abbiamo speso diversi mesi per cercare un’etichetta interessata a produrre il nostro album, abbiamo spedito parecchi promo con risultati un po’ deludenti, fino a che non si è fatta avanti la Lavadome Productions, un’etichetta prevalentemente underground dalla Repubblica Ceca, che ha prodotto cose molto interessanti come Heaving Earth, Chaos Inception e Apparatus. Inutile dire che c’è stata una bella intesa fin da subito, in men che non si dica ci siamo trovati a lavorare con una persona seria e professionale, che ha capito subito quale è l’attitudine della band e il lavoro che c’è sotto ‘NQVOE’, qualcuno che crede veramente in quello che facciamo. Da qui in avanti poi, dopo l’uscita del cd, è stata solo una continua soddisfazione.

Quali sono le vostre influenze personali, musicali, culturali? Al momento cosa ascoltate o ritenete valido nello “underground” italiano? Trovate affinità con qualche gruppo?

M.G.: Le nostre influenze sono veramente molto vaste, e non basterebbe questa intervista per elencarle tutte. Molto spesso l’ascoltatore ci accosta a nomi quali Gorguts, Deathspell Omega e Ulcerate, ed è innegabile che questi tre nomi abbiano esercitato un influenza notevole, ma ti posso assicurare che c’è ben di più sotto il nostro sound. I nostri ascolti possono variare dal death metal al prog rock anni ’70, dal jazz all’elettronica, dalla musica classica a quella contemporanea. Per noi qualsiasi genere risulti piacevole al nostro orecchio, può tramutarsi inevitabilmente in un qualcosa che influisce la nostra musica, e sono del parere che se il tuo obiettivo è avere creatività e buon gusto, non ti devi chiudere in un solo unico genere, ma espandere i tuoi orizzonti musicali.

Per quel che riguarda l’underground italiano, ci sono molte band in ambito “estremo” che meritano attenzione, ma al momento mi vengono in mente pochissimi nomi che potrebbero avere delle affinità col nostro sound. Ti potrei citare i Nero Di Marte, con cui abbiamo suonato più volte assieme, e con i quali abbiamo delle cose in comune musicalmente, oppure ti potrei nominare gli Ephel Duath, un gruppo che “chitarristicamente parlando” mi ha sempre colpito ed influenzato, nonostante non siano estremi come noi.

Le vostre registrazioni sono completamente DIY. Perché questa scelta? Quanto ha influito sul vostro suono? È un percorso che consigliereste anche ad altre band o in un futuro preferireste uno studio professionale?

M.G.: La ragione di questa scelta è semplice: avere il totale controllo. Siamo molto fortunati ad avere A.P. perché le sue conoscenze nel campo dell’ingegneria elettronica ci hanno permesso di costruire della strumentazione di alta qualità per poter registrare, senza dover sborsare cifre astronomiche. Di fatto questa scelta ci ha portato ad avere molto più tempo per ragionare sul come muoversi, come costruire il nostro suono e come catturarlo al meglio delle nostre possibilità, e questa non è una cosa da poco. Sono fermamente convinto che una band debba cercare il proprio sound e studiarlo a fondo, perché è una componente fondamentale per creare una propria identità, ma purtroppo molti gruppi al giorno d’oggi entrano in uno studio ed escono esattamente con lo stesso suono di altre duecento band. Questa cosa finirà col rendere questo genere sterile e privo di emozioni, e non siamo molto distanti da questo scenario. Entrare in uno studio professionale vuol dire spendere molti soldi ed avere i minuti contati, questa cosa ci procura una pressione che ci mette a disagio. Vogliamo avere il controllo del nostro suono ed avere il tempo necessario per capire se stiamo andando nella direzione giusta o se c’è qualcosa da migliorare, ed è per questo che preferiamo continuare ad occuparci delle registrazioni per conto nostro.

Il vostro stile fa certamente ricordare band come Gorguts o Ulcerate. E come dimostrano i complessi musicali sopracitati, spesso la sperimentazione in ambito di metal estremo tocca maggiormente la parte compositiva. Io ritengo che voi sondiate più profondamente l’aspetto uditivo. Quanto peso ha la ricerca delle sonorità per voi? Ritenete di aver raggiunto un punto stabile o state già cercando un’ulteriore evoluzione?

M.G.: Come ho detto prima, per noi lo studio del suono gioca un ruolo fondamentale, perché buona parte dell’identità di un gruppo risiede lì. Quando senti band come Obituary, Celtic Frost, Cannibal Corpse o Dismember, capisci subito che sono loro per il loro sound, poi arrivano i riffs e tutto il resto. Ed è per questo che ci siamo messi a progettare dei preamplificatori per le chitarre, ci siamo costruiti dei cabinet per il basso, abbiamo iniziato ad utilizzare testate anni ’70, abbiamo costruito un preamplificatore a valvole per microfoni e un compressore da mastering con componenti di alta qualità, e di sicuro non ci fermeremo qui! Non si può dire di aver raggiunto un punto stabile, semplicemente perché questo è solo l’inizio. Abbiamo moltissime nuove soluzioni da sperimentare per il nuovo materiale, e la parte compositiva sarà di gran lunga migliore rispetto a ‘NQVOE’.

Il vostro disco ha avuto ottime recensioni ovunque, avete suonato al Brutal Assault, qualche data all’estero e in Italia. Questi ottimi riscontri vi hanno confortato per la prosecuzione del vostro percorso? Progetti per il futuro a livello live? Avete già cominciato a pensare o lavorare su un altro album?

M.G.: Sicuramente suonare al Brutal Assault ci ha ripagato di tutte le fatiche spese per portare alla luce il nostro primo album, ed è stata un esperienza fantastica. Poi tutti i riscontri positivi sia in Europa che oltre oceano ci hanno dato molta soddisfazione, quindi è normale che il nostro morale sia alle stelle, e vedere poi la reazione positiva del pubblico quando suoniamo dal vivo è un qualcosa che ci sprona a portare avanti questo progetto e spingerlo oltre. Stiamo lavorando per future date dal vivo, soprattutto all’estero, anche se con dei limiti a causa delle nostre vite private, per noi non è così semplice imbarcarsi in grossi tour. Il nuovo album è in lavorazione ma per ora è ancora presto per capire quando vedrà la luce, attualmente abbiamo tre canzoni pronte e una quarta in fase di composizione.